L’occhio del secolo – Landscapes, Henri Cartier-Bresson

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L’occhio del secolo – Landscapes, Henri Cartier-Bresson

Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi del secolo, Henri Cartier-Bresson è anche il teorico del cosiddetto “momento decisivo”, quell’attimo “magico”, irripetibile, fugace, da ricercare in ogni scatto. Quell’istante che per ragioni misteriose è carico di significati, emozioni, bellezza. La mostra Lanscapes, realizzata al Forte di Bard grazie alla collaborazione internazionale tra la Magnum Photos e la Foundation Henri Cartier-Bresson di Parigi, presenta ben 105 immagini in bianco e nero, tutte personalmente selezionate dal grande artista. Fotografie scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta durante i numerosi viaggi intrapresi da Cartier-Bresson in Europa, Asia e America.

Ciascuna immagine è la rappresentazione di quell’istate decisivo che per il maestro è il “riconoscimento immediato, nella frazione di un secondo, del significato di un fatto, e contemporaneamente, della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel fatto”.

Emblematiche le sue parole in riferimento a quel momento di misteriosa armonia che sorge in un’immagine in movimento: “c’è un istante in cui tutti gli elementi che si muovono sono in equilibrio”. Sebbene in alcune delle fotografie che compongono questa ricca esposizione compaiano anche figure umane, l’attenzione dell’autore è concentrata in modo particolare sull’ambiente, tanto da poter distinguere due “scene” diverse: paesaggio della natura e paesaggio dell’uomo.

Per tutta la vita Cartier-Bresson ha usato la stessa macchina fotografica, una Leica 35 mm con un obiettivo di 50mm e forse chissà avrebbe riso, o magari storto il naso davanti alle nuove e sofisticatissime apparecchiature fotografiche. Senz’altro non avrebbe amato il concetto di scuola di fotografia e infatti, affermava che: “ ci sono scuole per qualsiasi cosa, dove s’impara di tutto e alla fine non si sa niente. Non esiste una scuola per la sensibilità. Ci vuole un certo bagaglio intellettuale”.

Che il maestro avesse ragione o torto non importa, forse per alcuni la capacità di cogliere il “momento decisivo” è davvero innata ed ha a che fare con la sensibilità artistica, con il gusto o semplicemente con un senso estetico molto sviluppato. Eppure, non escludo che per altri individui la “scoperta” della bellezza possa sopraggiungere seguendo strade diverse, sicuramente meno istintive ma più legate alle esperienze e alla crescita personale. Come ha affermato il poeta e saggista Gérard Macé, il grande “Cartier-Bresson è riuscito a compiere un’impresa eccezionale, “facendo entrare nello spazio ristretto dell’immagine fotografica il mondo immenso del paesaggio”.

 

Elettra Caramiello

 

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