La sommossa
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Il pianto dei bambini al confine
22 giugno 2018

Giugno

Giugno poi
mi ricorda l’abbandono
il dover tenere duro
scrivere fino a tardi
piangere di notte
per sudare meno.

Mi ricorda i limoni
i peperoncini al sole
su tovaglie di fiandra
la Beatrice di Virzì,
il basilico e la menta
tra i vasi capovolti
dalla guerra dei gatti.

Giugno
io tu il dolore
nessuno può sapere
quanto è tormentoso
l’inizio dell’estate
per chi non le crede.

I tic, il manierismo
portati anche nel sesso,
i treni viaggiano in ritardo
in ritardo mi hai detto
“non cambio quel che sono”
con ritardo mi sveglio
e non ti trovo.

Giugno poi
i vecchi già al mercato
i semafori rotti
i liquori pastosi
ai bordi del letto,
smetteremo di fumare
se sarà necessario
fino a quel momento
andremo in montagna
per respirare meglio.

Mia madre già per strada
la strada entra in casa con lei
noi figli rotti come gli infissi
il mondo giura
di non averla vista
per lei il mondo siamo noi.

Dalla finestra vedo
i bus, i pini, gli ambulanti
il postino esasperato:
cartoline dall’inverno
le tue lettere d’addio.

A giugno muore Septimus
s’ammazza al suo posto
la lascia per sempre
così soffre di santa ragione,
lei che giocava con la morte
adesso fa granite alla stazione
e non parte mai.

Giugno
io tu il governo
aver pregato insieme
aver perduto il sonno
mi riprendo il tempo
lo sperpero in terrazzo
manca solo mio fratello
che è in giro con il cane,
qualcuno ha visto mia madre?
Solo Septimus
l’ha vista tornare.

Erika Filardo

In copertina: Francesco Ghittoni, Lo sfratto 

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