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Lettera a una donna

Sono sempre sull’orlo del tuo pizzo rosso, a fare il capobranco dei lupi che ti assalgono. Avessi la tua mira da amazzone insolente, il polso instancabile, le squame da serpente. Ne hai fatte di stragi solo per dimostrare d’essere brava anche a odiare. Avessi io quella storia che ti pesa sulle spalle, la gamba fratturata che trascini suadente; i fianchi spalancati, i figli appesi ovunque, i giudizi della gente avvinghiati alle caviglie. E quella tenerezza che mostri con le piante, mi verrebbe da legarti a un albero per sempre! Ma tu sai già tutto; ne hai visti di villani, di sfortunati e vili, passarsi la tua vita tra le mani. Farò anch’io la stessa fine di misogino incallito, rinchiuso nel metro cubo del mio fiato, freddo e rattrappito, a inveire contro l’amore che mi hai negato. Che poi non era amore, mi hai giurato. La smorfia da maestrina, a sezionarmi il sentimento, come fosse spazioso solo il palmo di una mano. Avremmo potuto essere migliori. Ma tu hai una storia con cui non posso competere, adesso lo capisco. E mi si spezza il cuore nel rivedermi inseguire un rancore. Il mio tempo sfilacciato attorno a una vendetta insulsa, che nemmeno ti ha sfiorato, tanto era turgido il tuo tempo e volto ad altro. Mi faccio ancora forte dell’età che ti stanca, ma so che non troverò una donna tanto bestiale, tanto armata d’intelligenza, sfacciata mia nemica. Mi vergogno di quello che ti abbiamo fatto in silenzioso accordo. Col beneplacito del mondo. Tu facevi un gran clamore ed era semplice metterti al bando, nascondersi dietro al tuo corpo da fenice per scatenare l’inferno. Amica mia, perdonami. Io ti perdono il fatto di non avermi salvato, non era tuo compito. E non era mio compito soffrire invano, per una donna che non si concedeva altro che la guerra. E che merita il trionfo. Adesso lo capisco. Adesso io ti amo.

Erika Filardo

 

In copertina: Georgia O’Keeffe, Grey Lines with Black, Blue and Yellow, 1923

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