Il tempo delle “Primule fuori stagione”

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Il tempo delle “Primule fuori stagione”

Le primule sono piantine deliziose, ne esistono centinaia di specie e le varietà di colore lasciano semplicemente senza fiato. Ci sono quelle dall’aspetto delicatissimo e candido, quelle incredibilmente sgargianti dai colori intensi e vivissimi, e poi ci sono quelle con il pistillo e la parte interna della corolla tutta gialla, in contrasto con la colorazione dei petali.

In natura le primule compaiono solo dopo l’inverno, quando la neve incomincia a sciogliersi e la vita, che mai aveva smesso di pulsare sotto la neve, torna a manifestarsi, rivelando ancora una volta la sua stupefacente energia.

“Primule fuori stagione”, il romanzo d’esordio di Luciana Pennino, in fondo ci parla proprio di questo, della voglia nonostante tutto, di tornare a sbocciare, di risplendere nei nostri colori più belli anche dopo un lungo inverno trascorso sotto la neve.

Il cuore della protagonista di questa storia infatti, non smette mai di battere forte, continuando a scandire il ritmo della vita in una successione di battute che diventano a mano a mano una dolce melodia.

Le pagine di questo romanzo scorrono veloci grazie ad un linguaggio che unisce e fonde con ironia registri diversi, anche l’utilizzo di alcuni termini dialettali, contribuisce al coinvolgimento del lettore, favorendo una sorta d’immersione totale nell’universo della protagonista.

La Pennino ci racconta la storia di una donna a partire da un evento che ne condizionerà fortemente l’esistenza, una frattura profonda, un trauma che determina un pima e un dopo.

Eppure, nello scandagliare le vicende di questo personaggio, scopriamo che forse la vera rottura, la crepa profonda, si era prodotta già molto tempo prima, lasciando un vuoto insanabile nel cuore e nel grembo.

Un’eroina moderna la nostra protagonista, una donna particolare, sfaccettata, tosta e dolcissima, determinata ma tenera, irresistibile nella sua capacità di risollevarsi, di affrontare la vita con grinta, energia e ostinazione

Alla ricerca quasi istintiva di un’autonomia imprescindibile conquistata con l’unico strumento a disposizione: il lavoro. Un’indipendenza che ha il sapore della libertà.

L’autrice sceglie volutamente di non dare un nome alla sua protagonista, di lasciare che questo particolare resti sospeso, tuttavia, l’assenza di un nome, non è mai percepita come negazione, né tantomeno come una sorta di dispetto nei confronti del lettore, al contrario, questa sottrazione agisce moltiplicando le possibilità di identificazione, favorendo un legame tanto inatteso quanto divertente.

Il primo romanzo di Luciana Pennino è un esperimento interessante, un’iniezione di vitalità e dinamismo, un manifesto di intraprendenza al femminile che affronta temi delicati e complessi, con garbo e ironia.

Insomma, pensando alla metafora usata dai Dik Dik in uno dei loro brani indimenticabili, ci piace immaginare il parto di questo lavoro, come la nascita di una primula, possibile segnale di inizio di una feconda primavera creativa.

 

Elettra Caramiello

 

 

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