Il lutto dorato dei Golden Globes 2018

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Il lutto dorato dei Golden Globes 2018

Trasmessi dalla NBC in diretta dal Beverly Hilton di Los Angeles, i Golden Globes 2018 saranno ricordati soprattutto per gli abiti neri indossati dalle attrici, un dress code total black, in memoria di tutte le vittime (rigorosamente hollywoodiane) di abusi sessuali. I vestiti neri hanno inevitabilmente catalizzato l’attenzione ma anche in un certo senso condizionato l’intera serata, determinando una strana atmosfera, più comica che funerea a dire la verità. Gli attori, le attrici, i registi e tutti gli addetti ai lavori che sono di volta in volta saliti sul palco a ritirare i premi hanno deliziato la platea con i loro speech, la maggior parte dei quali rivolti a mamme, mogli, sorelle, insomma, un ringraziamento universale al genere femminile.

“Potere alle donne”, potrebbe essere questo lo slogan della serata, dalla violenza ai salari, passando per le ingiustizie e le iniquità che si producono a quanto pare, anche nell’ambito dei riconoscimenti e delle premiazioni, non manca proprio niente nel calderone delle banalità politicamente corrette. In realtà, ci tocca ammettere che se non fosse per la trovata degli abiti neri e la “protesta” contro gli abusi sessuali, i Globes degli ultimi anni paiono come un dejà vu fumoso e indistinto tra contestazioni e dissenso incoerente e irrazionale. Indimenticabile Maryl Streep nella parte della pasionaria di Beverly Hills mentre saliva sul palco tuonando parole durissime nei confronti del neo eletto presidente Donald Trump. La stessa attrice, oggi siede in platea, annuisce e applaude sorridente i discorsi delle colleghe, tutte più o meno vittime di Harvey Weinstein, il mostro, il carnefice, la creatura orribile che lei non aveva esitato, appena qualche tempo fa, a definire “un Dio”.

Insomma, siamo al paradosso, o forse no?

Del resto Hollywood è la fabbrica dei sogni, il luogo dove le fantasie più incredibili prendono vita grazie al talento di artisti visionari capaci di rendere “reale” ciò che invece appartiene alla dimensione onirica. Un sogno dicevamo, una fantasia ingenua e innocente, nella quale la violenza è rappresenta da un ricco e affermato produttore che invita le aspiranti attrici nella sua camera d’albergo, in cambio magari, di una carriera nel mondo del cinema.

Un cortocircuito finzionale spaventoso in cui l’oggettività della violenza fisica e psicologica, è completamente trascurata o volutamente ignorata. E’ come se Hollywood si rifiutasse di vedere ciò che accade nel mondo reale, quello che esiste fuori dagli Studios. Un mondo in cui per moltissime donne non c’è scampo, non c’è via d’uscita, nessuna speranza di sopravvivenza: 250 milioni di spose bambine, più di 200 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali e migliaia di donne brutalmente uccise da padri e mariti ogni anno. Per tutte queste vittime di violenza nessuno a Hollywood ha mai sentito l’esigenza di alzare la voce, d’indossare abiti neri e di pronunciare una sola parola.

Ho la sensazione che lo scandalo vero sia questo.

 

Elettra Caramiello

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