Canto di Natale – Charles Dickens

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Canto di Natale – Charles Dickens

Durante il periodo Natalizio è consuetudine imbattersi in blog o in vetrine di librerie che espongono il “Canto di Natale” di Charles Dickens, classico della letteratura inglese ottocentesca. E, probabilmente, sia per i grandi sia per i piccoli, può essere una lettura scorrevole e piacevole da compiere in compagnia di lucine e di addobbi d’ogni genere.

Dickens, dopotutto, concepisce questo romanzo proprio per alleviare, attraverso la lettura, le pene della fame, della miseria e della quotidianità in generale.

In questo romanzo breve il lettore è catapultato immediatamente nella Londra del 1843, in una Vigilia di Natale avvolta da neve e freddo, ma anche immersa in un degrado caratterizzato da povertà, miseria e analfabetismo: condizioni esistenziali della maggioranza della popolazione.

Il protagonista è Ebenezer Scrooge, arido finanziario londinese e al tempo stesso emblema del cambiamento. Scrooge, infatti, avaro, egoista e impietoso vecchio, detesta profondamente il Natale, ma non si tratta di detestare in maniera sterile una festività che semplicemente non attira le proprie simpatie, si tratta di un odio che ha radici profonde. È una conseguenza di un malessere esistenziale che porta Scrooge a essere indifferente e distaccato nei confronti della collettività.

Proprio durante la notte della Vigilia, avverrà un cambiamento nell’essere del protagonista attraverso tre Spiriti: lo spirito del Natale passato, presente e futuro, che accompagneranno, contemporaneamente, il protagonista e il lettore in un incredibile viaggio di scoperta e riscoperta di sé. L’avvento dei tre spiriti è preceduto dal fantasma del suo defunto amico e socio, Marley, attorniato da una catena forgiata di lucchetti, timbri, assegni e tutto quel materiale che non ha fatto altro che distoglierlo da azioni caritatevoli e solidali, e che ha comportato unicamente un accumulo di potere e denaro.

Scrooge, dunque, sarà spettatore di momenti di vita passata ma anche di quotidianità di persone schiacciate dal peso di problemi economici, familiari o di salute, alle quali però non ha mai dedicato la minima attenzione.

Queste visioni faranno sì che Scrooge si svegli da un lungo sonno e inizi ad approcciarsi alle persone in maniera empatica e premurosa.

Il romanzo di Dickens è stato oggetto di diverse rivisitazioni sia per il grande schermo come il film d’animazione del 2009 diretto da  Robert Zemeckis, sia per cortometraggi come “Canto di Natale di Topolino” del 1983, sia per il piccolo schermo come il film diretto da David Hugh Jones del 1999.

Ad ogni modo, possiamo considerare questo classico della letteratura, concepito come denuncia sociale, l’incontro tra la tradizione del romanzo gotico e del genere fiabesco, una storia allegorica che, attraverso una prosa semplice e scorrevole, scava dentro le anime di ogni lettore cercando di suscitare profonde riflessioni attraverso visioni di ciò che è male e ciò che è bene, ricordando che vi è sempre l’occasione di un riscatto e di un cambiamento di rotta.

 

Noemi Crescentini

 

 

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