Violenza sulle donne. La “questione” della (legittima) difesa

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Violenza sulle donne. La “questione” della (legittima) difesa

La storia di Cyntoia Brown sembra la trama di un episodio di Orange is the New Black, e invece la vicenda della giovane donna che a 16 anni ha assassinato un uomo non è il frutto della fantasia di uno sceneggiatore e non ha niente a che fare con le serie tv.

Prima ancora di trasformarsi in una controversa vicenda giudiziaria, quella di Cyntoia Brown è una storia di degrado e di disagio sociale profondissimo. Figlia di una ragazza madre con gravi problemi di alcolismo Cyntoia cresce nella povertà assoluta e in un ambiente caratterizzato da violenza e soprusi. Le istituzioni provano ad intervenire per tutelare la piccola, gli assistenti sociali riescono anche a tenerla lontana da quell’inferno per un po’, ma non c’è niente da fare. A sedici anni, Cyntoia è già nelle mani di un criminale che s’improvvisa suo pappone, la costringe a prostituirsi e ad assumere droghe.

Ed è proprio al termine dell’ennesima violenza subita che Cyntoia, afferra la calibro 40 del suo stupratore e preme il grilletto, l’uomo muore sul colpo.

La giovane confessa immediatamente l’omicidio cercando di spiegare che si è trattato di legittima difesa e che in seguito agli stupri e alle violenze subite aveva temuto per la sua stessa vita, ma niente, la sentenza è durissima e lo stato del Tennessee la condanna al massimo della pena con l’aggravante della prostituzione.

Oggi Cyntoia ha 29 anni ed è rinchiusa in carcere da 13, la sua scarcerazione è prevista tra più di 30 anni.

La vicenda è tornata agli onori della cronaca in seguito al polverone suscitato dal caso Weinstein e dai tanti altri casi di presunte molestie emersi negli ultimi mesi, ma anche grazie al documentario di Daniel Birman. Nel 2011 infatti, il regista aveva intervistato la ragazza realizzando un film/testimonianza in cui insiste sul tema della legittima difesa cercando di ribadire con forza quanto la donna, allora poco più che bambina, avesse agito spinta unicamente dalla paura di poter essere uccisa.

Qualche giorno fa le immagini del documentario “ Me facing Life: Cynthia’s Story” sono diventate virali e moltissime star di Hollywood e influencer del web si sono immediatamente schierate dalla parte di Cyntoia, definendola una vittima del sistema giudiziario. In particolare Kim Kardashian West ha scritto su Twitter che questa sentenza è l’espressione di un sistema che ha fallito.

Per tutti la donna è solo vittima dell’orrore che per anni si è compiuto su di lei, senza lasciarle altra via di scampo.

L’uscita del film sembrava aver aperto un barlume di speranza e in effetti allora si ottenne una parziale modifica della legge, in cui veniva stabilito che l’imputazione di prostituzione potesse essere formulata solo in caso di maggiore età. Sfortunatamente però, la disposizione non ha potere retroattivo e quindi nonostante la parziale modifica dell’ordinamento giudiziario, le sorti della detenuta non sono cambiate di una virgola.

Senz’altro si tratta di una vicenda molto complessa e di certo non è facile stabilire se la ragazzina in quella particolare circostanza fosse effettivamente in pericolo di vita oppure no, resta il fatto che una sentenza così dura non lascia spazio alla possibilità di un iter che conduca al reinserimento. Nel frattempo Cyntoia è riuscita comunque a diplomarsi e a breve discuterà la tesi di laurea grazie ad un percorso di studi compiuto in prigione da autodidatta.

 

Nonostante il dramma umano che questa vicenda porta con se, la storia di Cyntoia in un certo senso ristabilisce l’ordine delle cose, serve a ridefinire o meglio, a specificare e a chiarire il significato di alcune parole come stupro, violenza, prostituzione, sopruso e maltrattamento, laddove nella psicosi collettiva, il peso di certe affermazioni era andato completamente perduto. E’ curioso che questa inversione di rotta sia “pilotata” e condotta dai soliti timonieri hollywoodiani, che forse, alla chiusura dell’ennesimo show e dopo aver revocato premi e statuette vestendo i panni della buoncostume hanno temuto per la loro stessa incolumità. La survivor Cyntoia è la metafora di un sistema che, come sostiene la Kardashian ha fallito producendo un cortocircuito etico e morale prima ancora che giudiziario.

Mettere sotto i riflettori questa vicenda, questa tragedia assoluta, forse ci aiuta a comprendere con maggiore buon senso qual è la giusta proporzione dei fenomeni. Pensare razionalmente non è altro che questo: comprendere la dimensione delle situazioni, valutare con equilibrio, operare correttamente confronti. È questo il modo per avere una visione seria e credibile, una “misura” quanto più è possibile esatta delle cose.

Elettra Caramiello

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