La caduta (di stile) degli Dei. E delle Dee

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La caduta (di stile) degli Dei. E delle Dee

Il Caso Weinstein non accenna a sgonfiarsi, al contrario l’onda dell’indignazione continua a crescere come uno tsunami travolgendo ogni cosa, e spazzando via ogni ragionevole dubbio o riflessione intorno a una vicenda che non ha più solo a che fare con il lato oscuro di Hollywood, ma riguarda le donne abusate in ogni parte del mondo (occidentale).

Tutto ha avuto inizio in seguito alle dichiarazioni di Asia Argento al New Yorker in cui l’attrice ha raccontato di essere stata violentata dal produttore quando era poco più che ventenne.

In seguito alla rivelazione shock molte altre donne hanno denunciato gli abusi subiti da Weinstein, sostenendo che sebbene molti nell’ambiente fossero a conoscenza delle “tendenze” del produttore, raccontare in giro le molestie taciute avrebbe significato chiudere con il cinema.

Le dichiarazioni hanno fatto il giro del mondo e            Harvey Weinstein è passato in poche ore dall’essere uno dei produttori più influenti e autorevoli dell’industria cinematografica americana al maniaco, pervertito e stupratori che le sue vittime (presunte) descrivono.

Certo è che questa storia andrà approfondita e se le denunce a mezzo stampa dovessero trasformarsi in denunce alla polizia le indagini sapranno (forse) chiarire le cose.

Va detto che sono trascorsi molti anni e che a distanza di così tanto tempo è abbastanza arduo riuscire ad accertare le violenze sessuali ed è altrettanto difficile arrivare a stabilire con certezza se c’è stata una forma di coercizione da parte del produttore. Le cose diventano ancora più complicate se si considera che nella maggior parte dei casi citati il rapporto, almeno quello professionale è andato avanti per lungo tempo.

In ogni caso questa vicenda ha scosso gli animi di molte donne, per alcune è stata l’occasione per sentirsi finalmente libere di confessare molestie e abusi subiti in diversi ambiti e momenti della vita. In breve tempo i social si sono riempiti di storie che seguono gli hashtag #quellavoltache e #metoo, in una sorta di condivisione catartica. In teoria tutto bene, se non fosse che sotto la definizione di molestia ci finisca davvero tutto, e che il rischio di inciampare nel modello americano, in pieno cortocircuito ossessivo paranoico, è concreto. Non si può confondere un commento ricevuto per strada, anche se considerato orrendo, inappropriato e volgare, con una violenza sessuale, si tratta di due cose diverse ed è bene che la differenza sia chiara, sempre.

C’è una forma di sottile vittimismo nel voler mettere tutto sotto l’etichetta di molestia, noi donne non siamo quelle creature un po’ naif, ingenue e sprovvedute di cui stanno parlando i giornali. E non mi pare nemmeno credibile questa contrapposizione, tra donne vittime e uomini carnefici, in una dicotomia che non rende giustizia a nessuno. Sicuramente non siamo uguali, questo è poco ma sicuro e anche se provano a sostenere che le differenze di genere non contano, o peggio ancora non esistono, sono proprio quelle differenze a caratterizzarci e a renderci unici.

“Uguaglianza tra uomo e donna” è uno slogan pericoloso, una réclame che serve a depotenziare entrambi i sessi, riducendo gli uomini e le donne ad un oggetto indefinito, fragile e privo di specificità.

L’unica battaglia possibile è quella per la parità dei diritti, una sfida che uomini e donne dovrebbero combattere fianco a fianco, alla conquista di spazi in cui poter agire vivendo nel rispetto della complessità che ci appartiene e che ci caratterizza come individui.

Di certo ci sono ancora enormi disparità, inaccettabili squilibri di potere e divari giganteschi da colmare, di fatto, siamo ancora ben lontani dalla parità di diritti, eppure, non possiamo negare che le donne nel mondo occidentale non sono mai state più libere di adesso. Mai nella storia del mondo le donne hanno avuto un tale grado di autonomia, indipendenza e autodeterminazione. Se la strada verso la parità dei diritti è ancora lunga, siamo sicuramente nella direzione giusta.

Il dibattito è quanto mai accesso ed è evidente che dal punto di vista sociale le trasformazioni sono inevitabili e radicali, impossibile immaginare di fare anche un solo passo indietro.

Ho i brividi se penso alle donne che nel 46 poterono votare per la prima volta ed essere finalmente riconosciute, ma non dobbiamo dimenticare, che anche gli uomini hanno dovuto lottare duramente per conquistare il suffragio universale.  In questo senso, la battaglia per i diritti dev’essere un obiettivo comune, da considerarsi come una parte fondamentale nell’evoluzione della nostra specie, un progresso collettivo in termini di civilizzazione.

Nel nostro mondo, quello che uomini e donne s’impegnano a costruire insieme ogni giorno, non c’è spazio per la violenza e nemmeno per i soprusi, ma sia chiaro, vale per entrambe le parti. Non è ammissibile che un uomo sfrutti la sua posizione per esercitare qualsivoglia forma di prevaricazione, sia essa fisica, economica o politica, allo stesso modo alle donne non può essere concesso il pretesto del “sesso debole”, in termini di parità semplicemente è una condizione che non esiste più.

Harvey Weinstein e le sue attrici sono l’espressione concreta e tangibile di un vecchio sistema in piena decadenza, un universo dorato e fantastico che per anni si è nutrito di sogni e aspirazioni da realizzare a ogni costo. Alcune, le più fortunate e talentuose che ha “lanciato”, sono riuscite davvero a stringere tra le mani la tanto agognata statuetta, non dimenticando di ringraziare il produttore ca va sans dire. In altri casi invece, i sogni di gloria mancata, si sono trasformati in visioni mostruose, allucinate e distorte.

Il mondo cambia rapidamente, le consuetudini, persino le pratiche più consolidate diventano ad un certo punto obsolete, del resto chi l’avrebbe mai detto che anche il sofà del produttore avrebbe perso il suo appeal. Se il fine giustifica i mezzi, semplicemente Weinstein non è più il mezzo giusto.

Il nuovo star system è democratico e forse si tratta davvero di un “luogo” che garantisce pari condizioni d’accesso, i social sfornano le nuove star, facebook, instagram, snapchat, perfetti sconosciuti che in pochi anni fatturano milioni e sono a capo di vere e proprie aziende, occupate a vendere la propria immagine. Non sarà perfetto, ma è sicuramente il migliore dei mondi possibili, persino in certe sue dimensioni più tristi. Non sembri un paradosso, ma forse c’è più umanità e vita in una delle tante “via del campo” sparse per il mondo, di quanta se ne intraveda in questa squallida sequenza sul mitico “viale del tramonto”.

 

Elettra Caramiello

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