L’Industria Napoletana.
Tra il declino e le spinte innovative di Industria 4.0

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L’Industria Napoletana.
Tra il declino e le spinte innovative di Industria 4.0

a cura di Gaetano PISCOPO

 

La chiamano “quarta rivoluzione industriale”, è la sfida dell’innovazione del Piano Nazionale Industria 4.0 che traccia una tendenza dell’automazione industriale integrata ad alcune nuove tecnologie per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità degli impianti.  Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per ottimizzare i processi produttivi, supportare i processi di automazione industriale, favorire la collaborazione tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.
Sembra quasi un’utopia se rapportata alla condizione di assoluta inadeguatezza delle infrastrutture napoletane e alla costante desertificazione delle aree industriali.
Napoli, per due secoli terza città industriale italiana, ha una storia caratterizzata da primati e successi, ma anche da grandi contraddizioni, sconfitte, periodi di crisi, fino all’attuale decadenza. Il rischio oggi è quello di perdere un patrimonio ricco di conoscenze e competenze tecniche in un’area da sempre ricca di forti fermenti produttivi.
Una carente cultura d’impresa, la distribuzione di benefici pubblici per iniziative create senza alcuna logica di competizione con le nuove regole del mercato globale, i contesti ambientali, l’arretratezza delle infrastrutture e la mancanza di efficaci programmi di sviluppo territoriale, rendono la sfida della modernità sempre più ardua per aziende che devono far leva su tutti i fattori per migliorare la loro competitività. Tutto mentre si afferma sempre più l’economia che viaggia lungo la rete Internet.
In un’era sempre più spinta verso la terziarizzazione, le competenze e le professionalità possono sopravvivere solo messe al servizio di una nuova sfida che sappia coniugare la tradizione dell’area metropolitana con le nuove condizioni imposte dal mercato.
Oggi il settore manifatturiero a Napoli vive una sorte di declino con un costante calo sia nelle quote di produzione che nel numero di addetti. Tutto questo è stato prodotto prima dalle grandi dismissioni e poi dalle politiche industriali dei grandi gruppi industriali che hanno favorito la frammentazione delle imprese fornitrici solo allo scopo di ottenere l’aumento della concorrenza in ragione di maggiori poteri contrattuali.  Insomma, il tessuto delle piccole imprese negli ultimi decenni è servito come serbatoio su cui riversare le difficoltà finanziarie delle grandi imprese e ancor peggio a sopperire a tutte le diseconomie prodotte soprattutto nel sistema delle imprese a partecipazione pubblica.
Un peso troppo gravoso per essere sopportato a lungo. Negli ultimi vent’anni centinaia di piccole e medie aziende hanno chiuso i battenti e altrettante sono nate per soppiantare quelle chiuse. Le regole però non sono cambiate. La mancanza di una rete efficace ed accordi di settori che possono porre le basi di uno sviluppo orientato su produzioni di qualità e su nuove tecnologie rende difficile cogliere le opportunità favorite da “Industria 4.0”.
A Napoli più che la “quarta rivoluzione industriale” c’è bisogno di un impegno faticoso e difficile per ricreare le condizioni tese alla nascita di una nuova imprenditorialità che sappia rinnovare e allo stesso tempo valorizzare le competenze e le capacità, rivalutando un’antica cultura di impresa da troppo tempo soppiantata nella nostra città. I settori che meglio potranno affrontare questa sfida sono quelli che hanno tante radici sul nostro territorio come ad esempio la meccanica di precisione, l’aerospazio e la nautica. Insomma sarà il caso di ricreare un settore manifatturiero che, in combinazione con le start up innovative dei settori informatici e delle nuove tecnologie, possa rilanciare una sfida di competizione su livelli di alta qualità. Unico modo per concorrere in un difficile mercato globale e allo stesso tempo utilizzare al meglio i benefici proposti dal nuovo Piano Nazionale.

 

 

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